MILAN, L`ANALISI TECNICA DEL SUO MOMENTO


Chi ci segue in maniera regolare, può
testimoniare che il nostro giudizio sul Milan di quest'anno è stato positivo fin dall'inizio del campionato, e che abbiamo sostenuto che la squadra di
Pippo Inzaghi è da podio. C’è infatti un sentore in noi che fa capo a una
concomitanza di situazioni molto simili alla Juve di Conte di tre anni fa.
Stesso spirito di rivalsa, stessa voglia di riconquistare i propri tifosi,
stesso sentimento del neo allenatore Inzaghi che vuole inculcare ai suoi
giocatori la sua stessa autostima e la voglia di crederci con grinta e
determinazione. Poi, non ultimo, la cura dello spogliatoio, della sua unione,
dello spirito di squadra coesa, dove vige la mentalità del tutti per uno e uno
per tutti. Certo, alcuni malcontenti verranno inevitabilmente fuori, ma non è
un problema, perché non fa testo il singolo ma è il gruppo che conta nel
calcio. E così ci pare di avere individuato ciò che è stato il nostro sentire
verso il nuovo Milan di Inzaghi. Dagli atteggiamenti in campo, dall’inequivocabile
gesto di chi ha segnato il gol che corre verso la panchina e abbraccia il
proprio mister. Tutti gesti eloquenti che nel calcio non sono trascurabili, ma hanno
sicuramente una grande importanza. C’è poi l’analisi tecnico - tattica che lascia
prevedere come questo Milan abbia grandi margini di crescita. E’ vero, la
difesa, con i suoi 10 gol subiti, è la peggiore tra le squadre che ambiscono
alle posizioni di alta classifica. Tuttavia, il suo attacco ha segnato 16 gol
in campionato, e questo non è proprio un dato da trascurare. D’altra parte, la
filosofia del Milan, fin dall’avvento di Berlusconi presidente, è sempre stata
caratterizzata dal desiderio quasi maniacale di incrementare l’attacco come
forma concettuale di calcio propositivo e mai sparagnino. Un modo di pensare in
grande che spesso nel calcio, se non si registrano bene i vari reparti, si
rischia di rendere vano ciò che si costruisce. Ebbene, ancora adesso, sia la
famiglia Berlusconi che Galliani sono proiettati su questa linea. Ma oggi, come
dicevamo prima, in casa Milan si respira aria nuova, una ventata d’aria fresca
portata da Inzaghi, neo allenatore di Serie A che ha appeso da poco le scarpe
al chiodo e che è in grado di trasferire ai suoi ragazzi la sua stessa grinta e
determinazione che egli aveva sotto porta. Sempre in linea con i difensori,
sempre lì, pronto a buttare dentro la palla. E non importa come, se di testa,
di piede, con la schiena o il fondoschiena, importante era buttarla dentro e fare
gol. Ed è questa essenzialità che sta nascendo nel Milan di Inzaghi, questa
voglia di crescere al di là dell’apparenza, della fatua bellezza. La vittoria
per 3 a 1 ottenuta sul campo di Verona,
terreno notoriamente ostico per il Milan, ha messo in evidenza ciò che abbiamo
appena detto. Un 4-3-3 che fa registrare la crescita di Honda, di Menez, di El
Shaarawy e che mette in serio dubbio l’importanza di avere acquistato Torres,
un giocatore di indubbie qualità tecniche che, tuttavia, sembra destinato a un
anticipato decrescere professionale dovuto ai suoi trent’anni d’età. Sarà questo, oppure il suo mancato
inserimento nell’assetto tattico voluto da Inzaghi, prova ne è che lo spagnolo
stenta a dare alla squadra quell’apporto tecnico - tattico che la sua
esperienza farebbe pensare. In difesa, come già detto, ci sono delle innegabili
difficoltà, ma l’esclusione di Bonera e Zapata sembra abbia fatto bene a un
reparto che fa registrare un lento miglioramento in Alex, Rami, De Sciglio e
persino in Abbiati che, chiamato a sostituire Diego Lopez assente per lungo
infortunio, sembra volere ancora dimostrare il suo valido apporto. A
centrocampo registriamo invece un’involuzione di Essien che, quando chiamato in
causa, sembra non inserirsi nello schema tattico di centrocampo in cui si
prevede la fase di interdizione e costruzione del gioco. Ottimo Muntari e Poli,
mentre Bonaventura avrebbe bisogno di giocare con maggiore assiduità. Insomma,
riteniamo davvero che il Milan, questo Milan di Pippo Inzaghi, saprà dare delle
soddisfazioni ai propri tifosi che soltanto qualche mese fa sembravano aver
perso l’antico entusiasmo verso la propria squadra. Noi, abbiamo previsto un
Milan da podio. Ci sbagliamo? Forse!
Salvino
Cavallaro